La scuola media Luigi Pietrobono di Frosinone si avvia verso la vendita all’asta dopo l’ennesimo stop giudiziario al Comune. Il giudice dell’esecuzione del tribunale di Frosinone, Simona Di Nicola, ha respinto la richiesta di sospensione presentata dall’amministrazione comunale, confermando la prosecuzione della procedura esecutiva legata al fallimento Mancini.
La decisione è stata presa al termine dell’udienza del 1° aprile, con scioglimento della riserva nelle ore successive. L’ordinanza di vendita dell’immobile sarà emessa nell’udienza già fissata per il prossimo 7 ottobre, quando sarà formalizzata la messa all’asta della struttura.
Il nodo dell’esproprio mai completato
Alla base della vicenda c’è una criticità amministrativa che risale agli anni Settanta. Il terreno su cui è stata costruita la scuola non è mai stato definitivamente espropriato, finendo oggi al centro delle procedure legate al fallimento Mancini.
Per anni si è ritenuto che l’area fosse stata regolarmente acquisita, ma è emerso che la proprietà è rimasta ai privati. Questo elemento ha determinato il rigetto dell’istanza del Comune, che aveva tentato di bloccare la vendita facendo leva sull’acquisizione sanante.
Il giudice ha però ribadito che non esistono “argomenti o circostanze nuove” rispetto a quanto già valutato in precedenza, escludendo quindi la sospensione dell’efficacia esecutiva dei provvedimenti.
Le motivazioni del tribunale
Nel provvedimento, il giudice ha chiarito anche un punto centrale: la non retroattività dell’acquisizione sanante adottata dal Comune nel 2025. Tale misura non può incidere su una procedura esecutiva già avviata, considerato che il sequestro conservativo risale al 2017.
Una ricostruzione che rende incompatibile, secondo il tribunale, l’effetto retroattivo richiesto dall’ente con il quadro giuridico della vicenda.
Costi, affitto e rischio per il futuro
Oltre alla sconfitta legale, il Comune è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali, per circa 6.590 euro a favore di ciascuna delle parti costituite, per un totale di circa 86 mila euro.
Nel frattempo, per continuare a utilizzare l’edificio e garantire lo svolgimento dell’anno scolastico, l’amministrazione ha accettato di pagare un’indennità di occupazione pari a 2.000 euro al mese, già versata per le prime mensilità, oltre agli oneri di manutenzione.
Prima della vendita, inoltre, l’immobile dovrà essere liberato da persone e arredi per non comprometterne il valore di mercato.
Lo scenario che si profila è particolarmente delicato: il Comune rischia di dover ricomprare all’asta una scuola costruita e utilizzata per oltre cinquant’anni, mentre si pone il problema concreto della ricollocazione degli studenti.
La scuola ospita infatti circa 500 studenti distribuiti in 21 classi, oltre al personale docente. Per la conclusione dell’anno scolastico è stata trovata una soluzione temporanea, ma resta aperto il nodo della sistemazione per il prossimo anno.
I prossimi passaggi e le reazioni
Il giudice ha inoltre fissato al 10 maggio il termine per l’avvio della fase di merito del giudizio di opposizione, mentre restano aperti altri contenziosi, tra cui quelli davanti al Tar di Latina e un possibile procedimento per usucapione.
La vicenda continua a essere seguita con attenzione da cittadini, famiglie e residenti del quartiere Scalo, dove la scuola rappresenta un punto di riferimento.
Resta infine sullo sfondo anche il rischio di un eventuale intervento della Corte dei conti, legato ai possibili profili di danno erariale.
