Il Consiglio comunale di Frosinone non riesce a eleggere il nuovo presidente dell’aula dopo 2 scrutini e la crisi politica che ha investito l’amministrazione guidata da Riccardo Mastrangeli resta aperta. Gianpiero Fabrizi, raccoglie 13 voti nella seconda votazione, senza raggiungere il quorum necessario. Angelo Pizzutelli ottiene 2 preferenze, mentre le schede bianche sono 4.
Il risultato conferma le difficoltà nel ricostruire una maggioranza in grado di garantire la prosecuzione della consiliatura. Al termine della seduta, Mastrangeli ha ribadito la propria posizione sulle dimissioni presentate il 5 ottobre, lasciando aperto il confronto politico in vista della scadenza del 26 ottobre.
«Io adesso trarrò le mie conclusioni e mi auguro di andare avanti. Andrò avanti fino all’ultimo periodo, il 26 ottobre. Spero che si possa dare una risposta alla comunità, non tanto per me o per i partiti o per le liste civiche», ha dichiarato il sindaco. Poi la precisazione: «Le dimissioni non le ritiro, ma andiamo avanti così».
Due scrutini, nessuna soluzione per la presidenza
La votazione si è svolta in un clima politico particolarmente delicato, con i gruppi consiliari chiamati a misurarsi sulla candidatura di Fabrizi e sulla possibilità di ricomporre gli equilibri necessari per continuare l’esperienza amministrativa.
Nel primo scrutinio, secondo i dati raccolti in aula, le schede bianche sono state 12, mentre Fabrizi ha ottenuto 5 voti e Angelo Pizzutelli 2. Nella seconda votazione Fabrizi è salito a 13 preferenze, le schede bianche sono scese a 4 e Pizzutelli è rimasto a quota 2.
Il dato politico è che Fabrizi non ha raggiunto i 17 voti necessari per l’elezione nella seconda votazione. La presidenza del Consiglio resta così un nodo irrisolto, nonostante il tentativo di individuare una candidatura capace di raccogliere i consensi necessari.
Una maggioranza frammentata tra centrodestra e liste civiche
La vicenda della presidenza si inserisce in un quadro politico articolato, nel quale le divisioni non riguardano soltanto il nome del futuro presidente del Consiglio, ma anche la composizione della maggioranza e gli equilibri della Giunta.
A complicare la situazione contribuiscono le differenze tra gruppi civici e consiglieri che, pur collocandosi nello stesso campo politico, non hanno necessariamente le medesime priorità. Le votazioni sulla presidenza hanno già mostrato quanto sia difficile trasformare le convergenze dichiarate in una maggioranza numericamente sufficiente.
Il 26 ottobre resta una scadenza decisiva
Mastrangeli ha scelto di non annunciare il ritiro delle dimissioni, ma di proseguire il confronto fino alla scadenza indicata. Le sue parole richiamano la necessità di dare continuità all’attività amministrativa e di individuare una soluzione che consenta al Comune di affrontare gli impegni in corso.
Il mancato accordo sulla presidenza, però, lascia aperti gli interrogativi sul futuro dell’amministrazione. Senza una ricomposizione politica e numerica, il rischio è che la crisi conduca alla conclusione anticipata della consiliatura, con il conseguente percorso istituzionale verso il commissariamento e nuove elezioni.
La partita resta dunque aperta. Il voto su Fabrizi non ha prodotto la svolta attesa e le dichiarazioni del sindaco rinviano la soluzione al confronto dei prossimi giorni. A Palazzo Munari, la questione centrale rimane la stessa: capire se i gruppi consiliari riusciranno a trovare un’intesa concreta per proseguire il mandato fino alla sua scadenza naturale.



