Statue decapitate e furti nelle chiese: arresti domiciliari per una 59enne

Una donna di 59 anni residente nel Frusinate è finita agli arresti domiciliari con l’accusa di aver compiuto una lunga serie di furti e atti vandalici all’interno di chiese e luoghi di culto tra Frosinone e altri comuni della provincia.

Il provvedimento cautelare è stato eseguito dalla Polizia di Stato e dai Carabinieri su disposizione del Tribunale di Frosinone, al termine di un’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica e condotta dalla DIGOS della Questura di Frosinone insieme ai militari della Compagnia di Alatri.

Gli episodi contestati

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, alla donna sarebbero riconducibili complessivamente undici episodi tra furti e danneggiamenti avvenuti negli ultimi mesi in diverse chiese del territorio provinciale.

Tra gli episodi già contestati figurano il furto nella Chiesa di Santo Stefano ad Alatri, il danneggiamento della statua di Padre Pio nella Chiesa di San Benedetto a Frosinone, il furto con danneggiamento degli impianti di amplificazione nella Chiesa Madonna della Neve e gli atti vandalici contro la statua della Madonna di Lourdes nella nicchia votiva di via Madonna delle Rose.

La svolta nelle indagini

Le indagini hanno subito una svolta dopo l’acquisizione di nuove immagini e una perquisizione effettuata lo scorso 24 aprile. Gli investigatori sono riusciti ad ampliare il quadro indiziario, collegando la 59enne anche ad altri episodi avvenuti il 26 gennaio in due diverse chiese del capoluogo.

La donna sarebbe inoltre responsabile del danneggiamento della statua della Madonna di Lourdes collocata nel parco della Chiesa di Santa Maria Goretti e di un furto nella Chiesa della Sacra Famiglia. In quest’ultimo caso sarebbero stati sottratti una tovaglia e altro materiale religioso, successivamente ritrovati e sequestrati durante un controllo effettuato il 20 aprile scorso.

Gli oggetti ritrovati durante le perquisizioni

Secondo gli inquirenti, la presunta autrice avrebbe agito sempre a volto scoperto, in pieno giorno e utilizzando abiti facilmente riconoscibili. Durante le perquisizioni domiciliari sarebbero stati rinvenuti proprio gli indumenti utilizzati durante le incursioni, oltre ad alcuni oggetti religiosi e paramenti sacri provenienti dai luoghi di culto colpiti.

Resta fermo che la donna è attualmente soltanto indiziata dei reati contestati e che la sua eventuale responsabilità penale potrà essere accertata esclusivamente con una sentenza definitiva, nel rispetto del principio di presunzione di innocenza previsto dalla Costituzione.