Retata all’alba a Sora, dove la direzione investigativa antimafia e i carabinieri della compagnia locale hanno blindato la città per eseguire un imponente provvedimento di confisca di beni mobili e immobili. Il decreto, emesso dalla sezione misure di prevenzione del tribunale di Roma su proposta della procura capitolina, ha colpito il patrimonio di due imprenditori del posto, padre e figlio, per un valore complessivo stimato in circa due milioni di euro.
I due congiunti, di origini campane ma residenti da decenni in provincia, risultano già noti alle forze dell’ordine e gravati da condanne per traffico di sostanze stupefacenti. L’operazione odierna rappresenta lo sviluppo della cosiddetta operazione Caronte, scattata l’11 giugno 2025, quando lo stesso tribunale aveva disposto il sequestro preventivo dei beni. La misura patrimoniale definitiva ha interessato cinque società attive nel Sorano e operanti nei settori delle onoranze funebri, del commercio di fiori e della vendita di pellet.
Il decreto ha incluso anche tre terreni, cinque fabbricati e numerose disponibilità finanziarie depositate su conti correnti. Secondo gli accertamenti del centro operativo DIA di Roma, il patrimonio accumulato nel tempo dai due proposti e dai loro familiari è risultato del tutto sproporzionato rispetto ai redditi ufficialmente dichiarati al fisco.
Le indagini patrimoniali traggono origine da un’importante inchiesta antidroga dell’ottobre 2020, denominata Requiem — Ultimatum al crimine. La complessa attività investigativa, coordinata dalla squadra mobile di Frosinone, aveva già smantellato due agguerriti sodalizi criminali, uno dei quali legato alla famiglia negli anni Novanta e l’altro composto da soggetti autoctoni.
I due gruppi si contendevano con metodi violenti e intimidazioni il monopolio delle piazze di spaccio nel Sorano, nel Cassinate e in alcune zone nella provincia di Avezzano. Gli arresti e le successive condanne definitive avevano confermato come i proventi illeciti del traffico di droga venissero sistematicamente riciclati nel settore delle pompe funebri. Le società confiscate passeranno ora sotto l’amministrazione giudiziaria per garantire la continuità aziendale e tutelare i posti di lavoro.
