Dalla Cina a Frosinone per discutere d’intelligenza artificiale, imprese, giovani e cambiamento culturale. Si è svolto ieri, mercoledì 29 aprile 2026, all’auditorium San Paolo di Frosinone, l’evento pubblico promosso dalla Fondazione Innovation Bridge dedicato al tema AI che scala il core business, pensato per portare sul territorio le indicazioni emerse dalla missione tecnologica condotta in Cina dal 9 al 19 aprile.
La Fondazione, con sede nella provincia di Frosinone, ha guidato una delegazione di 22 professionisti, manager, imprenditori e studenti universitari in cinque città cinesi: Pechino, Shanghai, Hangzhou, Shenzhen e Hong Kong. Il percorso ha coinvolto 16 realtà tra aziende, istituzioni e centri tecnologici avanzati, con l’obiettivo di osservare da vicino modelli d’innovazione già operativi e comprendere quali implicazioni possano avere per le imprese italiane e per il tessuto produttivo locale.

Tra le realtà visitate figurano BYD, Geely, Alibaba, JD.com, Meituan, Unitree Robotics, UBTECH, Shanghai Data Exchange, Zhongguancun Embodied AI Park e Tongji University. Dal confronto è nato un Technology Scouting Report che mette in evidenza alcuni segnali considerati strategici: l’intelligenza artificiale non più come sperimentazione ma come infrastruttura quotidiana delle imprese, la crescita del mercato dei robot umanoidi, il ruolo degli ecosistemi digitali integrati, la velocità di esecuzione delle aziende cinesi e il valore economico dei dati.
Partire anche dalla provincia
Uno dei momenti centrali della serata è stato l’intervento di Alessandro Tommasi, fondatore di Will Media e Future Proof Society. Nel suo speech e nell’intervista rilasciata a Frosinone Inside, Tommasi ha posto l’attenzione sul rapporto tra innovazione e territori locali, invitando i giovani a non considerare la provincia come un limite invalicabile.
Rispondendo a una domanda sul contesto di Frosinone e sulle opportunità per chi vuole costruire qualcosa partendo da una città di provincia, Tommasi ha richiamato un concetto preciso:
La paura è individuale, il coraggio è collettivo. La sensazione di solitudine è spesso uno degli ostacoli principali per chi vuole fare impresa, innovare o semplicemente provare una strada diversa. Provare, anche quando la prima ipotesi si rivela sbagliata. L’errore, nella costruzione di un progetto, non viene presentato come un elemento positivo in sé, ma come una parte inevitabile del processo. In questa prospettiva, il coraggio può diventare “contagioso” quando più persone, anche in un territorio locale, iniziano a muoversi nella stessa direzione.
Intelligenza artificiale, lavoro e consapevolezza
Nel confronto con Frosinone Inside, Tommasi ha affrontato anche il tema dell’intelligenza artificiale e del suo impatto sul mondo del lavoro. Un passaggio centrale ha riguardato il ruolo dei giovani, spesso descritti come naturalmente più preparati all’uso della tecnologia. Tommasi ha però invitato a superare questa semplificazione: essere giovani non significa automaticamente essere competenti dal punto di vista digitale.
Secondo Tommasi, l’uso dell’intelligenza artificiale attraversa tutte le generazioni e riguarda ormai il modo stesso in cui aziende, lavoratori e professionisti producono valore. Il rischio, ha spiegato, è che le persone addestrino strumenti in grado di svolgere sempre meglio parti del loro stesso lavoro, senza piena consapevolezza dei dati che stanno consegnando a grandi soggetti tecnologici.
Da qui l’invito a usare l’AI non come fine, ma come strumento. Per Tommasi, il punto non è negare il cambiamento, ma imparare a leggerlo, comprenderlo e governarlo. Essere “a prova di futuro” significa accogliere gli input di un mondo che cambia rapidamente, senza rimanere fermi davanti a trasformazioni già in atto.
L’innovazione può partire anche dal territorio
L’evento promosso da Innovation Bridge ha così collegato il racconto della missione in Cina con un messaggio rivolto direttamente al territorio: Frosinone e la sua provincia non possono permettersi di osservare l’innovazione da lontano. Per imprese, professionisti, studenti e giovani che vogliono costruire nuove opportunità, il primo passo è culturale: smettere di negare il cambiamento, avvicinarsi alle competenze tecnologiche e scientifiche, accettare il rischio dell’errore e iniziare a progettare il futuro anche da qui.
